Spesso si considera il museo come un’istituzione neutra, un contenitore “oggettivo” della cultura, ma la verità è che anche i musei parlano, selezionano, includono o escludono.
Per questo, dopo aver letto la pubblicazione Musei e Generi. Etica, metodi e approcci per promuovere una cultura trans-positiva e accessibile nelle istituzioni culturali, realizzata da ICOM Italia e dal Research Centre for Museums and Galleries dell’Università di Leicester, abbiamo deciso di approfondire il tema.
Partiamo da un nodo fondamentale: la neutralità è un’illusione, soprattutto quando si parla di diritti, di rappresentazione, di identità. Nel 2025 le istituzioni culturali non possono nascondersi dietro la retorica della neutralità perché farlo significa prendere già una posizione.
Comunicare in modo queer è comunicare meglio
Per tutte le persone che, come noi, lavorano nella comunicazione culturale (e non solo) è fondamentale mettere in discussione il modo in cui raccontiamo, a chi ci rivolgiamo, con quale linguaggio e con quali presupposti.
Significa:
- usare termini corretti, aggiornati, che rispettano l’identità delle persone;
- ascoltare e coinvolgere le comunità, invece che parlare “per conto di”;
- evitare narrazioni riduttive o semplificate;
- sperimentare formati che valorizzano il dialogo;
- rivolgerci a consulent* che si occupano di linguaggio ampio, come definito dall’attivista Ethan Bonali, o lingua estesa, come definita dalla ricercatrice Manuela Manera (definito fino a poco tempo fa inclusivo) per farsi affiancare e supportare in una trasformazione narrativa consapevole.
Tutto questo ancora non è diventato realtà e lo evidenziano molto bene le interviste raccolte nella ricerca ICOM che citano:
- uso di linguaggi non aggiornati
- uso di pronomi errati
- registrazioni che richiedono il nome anagrafico
- percorsi educativi incapaci di rappresentare tutti i corpi
- narrazioni parziali e stereotipate e potremmo proseguire ancora a lungo.
Uno degli aspetti fondamentali per rendere la cultura più accogliente è il linguaggio, sia nella forma che nel contenuto.
Dai pannelli espositivi ai contenuti social, dalle attività collaterali di una mostra alla newsletter, ogni lavoro può essere percepito come un gesto di cura o come una barriera.
E non dimentichiamoci che prima di parlare, dobbiamo ascoltare, imparare a lasciare spazio e costruire relazioni con le comunità.
QueeringBO: come rileggere le collezioni museali
Parlare di questi temi in modo concreto è possibile e lo dimostra QueeringBO, il primo progetto in Italia che riunisce istituzioni museali pubbliche impegnate a lavorare insieme su tematiche LGBTQIA+.
Nato dalla collaborazione tra i Musei Civici di Bologna e Attitudes Spazio delle Arti, con Gender Bender Festival e IAM – Intersectionalities and more APS, il progetto mirava a rileggere le collezioni museali attraverso una lente queer, creando nuove narrazioni, più vicine alla complessità del presente.
Nel 2024 sono stati realizzati laboratori e corsi di formazione per il personale museale, culminati in un percorso di co-progettazione all’interno del Museo Civico Medievale di Bologna.
Ma non finisce qui: un altro step fondamentale del progetto è “QueeringBO. Cose mai viste nei Musei Civici di Bologna”, il primo podcast italiano che rilegge le collezioni museali attraverso una lente LGBTQIA+, frutto del lavoro di quasi due anni e del coinvolgimento di varie figure professionali.
Ad accompagnarci in questo viaggio lontano dagli stereotipi è la voce di Pietro Turano, attore, autore, attivista, che ci guida tra dame, sirene e miti da decostruire. Il podcast, composto da 6 puntate, è disponibile sulle principali piattaforme audio come Spotify, in collaborazione con Attitudes Spazio delle Arti e prodotto da Chora Media.
E se iniziassimo a guardare con occhi nuovi anche i reperti più antichi? Che cosa potremmo scoprire?
Il caso della Casa Museo della Fondazione Querini Stampalia
Un altro esempio interessante in Italia arriva dalla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, che ha inaugurato nella sua casa museo un allestimento permanente che tratta la diversità di genere, affidandosi come consulente a Nicole Moolhuijsen, esperta di pratiche queer nelle istituzioni culturali.
Un progetto che parte da un principio chiaro: l’accessibilità non è solo fisica, ma anche narrativa. Il museo ha scelto di trattare i temi legati al non conformismo di genere e sessuale attraverso un percorso interpretativo che collega passato e presente, ispirandosi a istituzioni come il British Museum.
Nelle sale della collezione, e in particolare nella Sala della Mitologia, si esplorano storie di sodomia e travestitismo nella Venezia del Sei e Settecento.
Il linguaggio e il lessico usato nelle didascalie è coerente con il contesto storico, ma invita il pubblico a riconnettere i significati tra epoche diverse, stimolando uno sguardo critico e consapevole.
Come ha scritto Nicole Moolhuijsen del progetto su cheFare, parlare di genere e affettività nei musei, con metodo e coraggio, è un modo per costruire spazi culturali più accoglienti e rappresentativi, in cui più persone possano sentirsi viste e riconosciute.
Corpi, parole, appartenenze: l’esperienza del MUDEC
Parliamo anche di partecipazione all’interno dei luoghi della cultura.
Il MUDEC – Museo delle Culture di Milano, nell’estate del 2023 ha inaugurato due laboratori gratuiti per teen tra i 15 e i 18 anni con il progetto “Teen Queer Voices”. In occasione della mostra “Muholi. A Visual Activist”, dedicata al lavoro fotografico di Zanele Muholi, il museo è diventato spazio di riflessione attiva su identità di genere e comunità queer.
Con la supervisione sempre di Nicole Moolhuijsen, le persone che hanno partecipato hanno dialogato in gruppo su temi come identità, appartenenza, corpo, e hanno poi creato un manifesto che riflette le loro sfide e aspirazioni. Il laboratorio si è concluso con un approfondimento sull’attivismo LGBTQIA+ nelle istituzioni, mostrando come i musei possano diventare luoghi di educazione critica e inclusione intergenerazionale.
Teen Queer Voices è un ottimo esempio di comunicazione culturale partecipata, dove il contenuto si costruisce con la comunità, abilitando uno spazio di ascolto, dialogo e riconoscimento tra pari.
Musei che fanno scuola (fuori dall’Italia)
Guardando fuori dai confini nazionali, troviamo progetti che ci ispirano a immaginare nuovi modelli di comunicazione culturale:
- Il Van Abbemuseum di Eindhoven è un vero punto di riferimento. Dal 2015, con Queering the Collection, ha iniziato a collaborare con IHLIA LGBTI Heritage per esplorare il patrimonio museale in chiave queer. Tra le attività più interessanti: il Queer Glossary e i workshop partecipativi della Pinault Collection a Venezia, tra cui “Drag the Toilets” e “Writing Love Letters”, dedicati a destrutturare stereotipi e generi… anche nei bagni del museo;
- Il Rijksmuseum di Amsterdam, noto per la sua comunicazione digitale efficace, ha creato una sezione Queer & Pride nel proprio sito. Qui troviamo tour come A Pink History, una visita guidata alla collezione permanente da una prospettiva queer, e contenuti digitali come Queer Stories, che raccontano opere e oggetti attraverso storie queer
- il British Museum offre un itinerario dedicato alla scoperta delle storie LGBTQ+, intitolato “Desire, love, identity”. Questo itinerario si concentra su oggetti e temi che esplorano le esperienze LGBTQ+ dalle epoche antiche a quelle moderne.
Questi approcci dimostrano che un museo può essere uno spazio non solo di conoscenza, ma di rappresentazione, relazione e cura.
Cosa possiamo fare di concreto?
Non ci sono formule magiche o manuali definitivi per comunicare in modo orizzontale e accogliente, ma ci sono responsabilità da assumersi, scelte da fare ogni giorno, linguaggi da reinventare e ascolti da praticare.
Che tu lavori in un museo, in una biblioteca o in uno studio di comunicazione come il nostro, ci sono tante cose che possiamo fare:
- formarci (sotto puoi trovare alcune risorse utili);
- ascoltare le persone che trattano questi temi ogni giorno;
- adottare un linguaggio che faccia sentire tutt* benvenut*, anche nel digitale;
- portare questi temi nei progetti e nelle consulenze che seguiamo;
- rinunciare alla neutralità come atto di responsabilità: si tratta di un’ottima occasione per migliorare anche il nostro lavoro.
Se anche tu lavori nella cultura o nella comunicazione e vuoi confrontarti su questi temi, scrivici: ci piacerebbe aprire uno spazio di scambio, crescita e sperimentazione continua.
Risorse:
Casa Museo Fondazione Querini Stampalia
Articolo Che Fare di Nicole Moolhuijsen
Desire Love Identity British Museum
Pdf Desire Love Identity British Museum
Pubblicazione Musei e Generi di ICOM
Podcast QueeringBO Cose mai viste nei Musei Civici di Bologna

