Quando si parla di accessibilità culturale, il primo pensiero va automaticamente agli spazi come le rampe, gli ascensori, i percorsi tattili; tutti questi elementi sono necessari per permettere alle persone di entrare fisicamente in un luogo.
Senza questi strumenti, l’accesso semplicemente non esisterebbe, ma non dobbiamo fermarci a questo perché c’è una soglia più sottile e spesso meno visibile, che in molte occasioni resta fuori dal discorso.
Questa soglia non riguarda direttamente i corpi, ma le relazioni: stiamo parlando del linguaggio.
Accessibilità è sinonimo di accoglienza?
Quello che abbiamo osservato in questi anni, lavorando con istituzioni culturali diverse tra loro, è che l’accessibilità viene spesso affrontata come una questione tecnica, come una norma da garantire.
Eppure, una volta superata la soglia fisica, si apre un’altra domanda: quante persone riescono davvero a sentirsi parte di ciò che stanno vivendo?
Qui entra in gioco una distinzione che per noi è diventata sempre più decisiva ed è quella tra accessibilità e accoglienza. Accessibile significa che permette di entrare, accogliente significa potersi riconoscere, comprendere e sentirsi a proprio agio.
Non sono quindi la stessa cosa: un testo per esempio può essere chiaro, corretto, anche ben scritto, ma restare distante; ed è proprio in questa distanza che si colloca una delle barriere più difficili da intercettare.
Quando iniziamo a guardare alla comunicazione in questo modo, cambia il punto di vista: il linguaggio smette di essere solo un mezzo per trasmettere informazioni e diventa uno spazio in cui le persone entrano oppure restano fuori; succede nei testi di sala, nelle didascalie, nei siti web e nelle newsletter.
Un linguaggio troppo tecnico, astratto o impersonale può creare una distanza invisibile, che esclude tanto quanto una barriera fisica. Non perché i pubblici e i potenziali pubblici non siano “in grado di capire”, ma perché non trovano una possibilità di relazione o si sentono a disagio e inadeguati.
Per questo quando ci dedichiamo ad una strategia di comunicazione culturale, non partiamo dai contenuti, ma da quello che c’è intorno, come il contesto, le domande e le persone. Da lì costruiamo un lavoro di traduzione per rendere i progetti più accessibili e accoglienti e quindi più attraversabili.
Come rendere l’accessibilità dei contenuti una pratica concreta
Quando lavoriamo con le organizzazioni culturali su questi temi, una delle prime cose che emerge è che l’accessibilità dei contenuti è ancora poco messa a fuoco.
Per abitudine, continuiamo ad associarla quasi esclusivamente agli spazi fisici, mentre anche i contenuti come testi, immagini e video possono diventare barriere, e spesso lo diventano senza che ce ne accorgiamo.
Dire che un contenuto è accessibile significa, in modo molto concreto, che le persone a cui è destinato riescono a raggiungerlo e comprenderlo: non è solo una questione di chiarezza linguistica, ma di condizioni molto più ampie come le competenze di chi legge, la lingua madre, il livello di alfabetizzazione digitale, il contesto in cui quel contenuto viene fruito, magari su uno schermo piccolo, in movimento etc.
È per questo che, dentro Voci Plurali, il nostro percorso di formazione e affiancamento, lavoriamo sempre su esempi reali, come questi:
- un video che diventa davvero accessibile quando è sottotitolato e con un audio curato;
- una newsletter che funziona perché il testo è leggibile e non “incastrato” dentro un’immagine.
Sono accorgimenti che possono sembrare piccoli, ma che cambiano radicalmente l’esperienza perché l’accessibilità, quando riguarda i contenuti, è una forma di attenzione e quindi diventa anche una pratica di accoglienza.
E, nel tempo, diventa un modo diverso di progettare la comunicazione.
Quando il linguaggio diventa un lavoro condiviso: le nostre esperienze con Fondazione Palazzo Magnani, Flashback Habitat e Trentino School of Management
Questa trasformazione non avviene solo in modo teorico, ma nel momento in cui i team iniziano a mettere le mani sulla propria comunicazione, ponendosi nuove domande.
Lo abbiamo visto chiaramente nei percorsi che abbiamo attivato negli ultimi mesi: con Fondazione Palazzo Magnani, per esempio, Voci Plurali è stato un primo spazio di sperimentazione per osservare il proprio ecosistema comunicativo e iniziare a mettere in discussione alcune abitudini consolidate (per capire se erano ancora in linea con il tipo di relazione che si voleva costruire con i pubblici).
Con Flashback Habitat, a Torino, questo lavoro è entrato ancora più nel vivo: durante la formazione abbiamo dedicato tempo alla pratica, lavorando insieme su testi reali. Ed è stato proprio lì, nel confronto tra persone con ruoli, sensibilità e punti di vista diversi, che sono emerse le soluzioni più interessanti.
Con Trentino School of Management abbiamo realizzato un laboratorio in presenza molto partecipato dai team delle Aziende di Promozione Turistica del territorio (APT). Dopo due ore di introduzione teorica sulla comunicazione plurale, abbiamo guidato le persone partecipanti attraverso esercizi pratici, tra analisi di testi e materiali visivi, scrittura e role playing.
Quello che ci portiamo sempre a casa da queste esperienze è che la comunicazione accogliente nasce da un processo condiviso e da uno spazio in cui si può sbagliare e riprovare senza paura.
Cosa fa per te Voci Plurali?
Voci Plurali è un percorso modulare e flessibile che unisce teoria, pratica e co-progettazione. Con incontri di formazione, esercitazioni e un toolkit operativo, aiutiamo le organizzazioni a:
- rafforzare la capacità di dialogare con più pubblici attraverso una comunicazione chiara, rispettosa e orientata all’ascolto
- prevenire stereotipi e bias che possono generare incomprensioni o criticità reputazionali
- trasformare i valori di inclusione e appartenenza in pratiche comunicative concrete
- formare il team con strumenti pratici e subito attivabili
- contribuire agli obiettivi ESG rafforzando le politiche di inclusione, equità, accessibilità e benessere delle persone.
- progettare esperienze comunicative accessibili.
Ogni percorso è costruito su misura, combinando audit, formazione e consulenza strategica per rendere la comunicazione coerente con i valori dell’organizzazione.
Scopri di più su questo servizio qui.
Se vuoi scoprire come rendere la tua comunicazione più accogliente e accessibile, scrivi a: vociplurali.lab@gmail.com.

