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Come usare Threads se lavori nel settore culturale

Quando pensiamo all’evoluzione che hanno avuto i social in questi anni, ci viene da sorridere: ci sono state piattaforme che dovevano rivoluzionare il mondo, come Steller e Snapchat, che poi sono implosi e altri che si sono imposti creando delle vere rivoluzioni, come TikTok.

Qui vogliamo parlare del nuovo social del momento: si chiama Threads e in molti già lo considerano il nuovo X (vecchio Twitter). Threads è stato lanciato sul mercato da Meta che lo ha posizionato inizialmente come un’app di messaggistica e poi lo ha definito come “un Instagram basato non sulle immagini ma sul testo”.

In questo articolo approfondiamo l’uso di questo social e come lo stanno utilizzando alcune realtà del settore culturale: siamo ancora in una fase iniziale, ma ci sono già alcune case histories interessanti.

Che cos’è e come si usa Threads?

Il debutto di Threads in Italia è avvenuto a dicembre, dopo vari mesi di test negli Stati Uniti.

Si tratta di un social network in cui si possono condividere brevi testi (tipo microblogging), link, foto, video, contenuti audio.

Per utilizzarlo bisogna scaricare l’app da Apple Store o Play Store e accedere con i dati di Instagram (in questo caso si manterrà la stessa foto profilo e lo stesso username, chi lo desidera poi può personalizzarli).

Si può inoltre scegliere di seguire automaticamente gli stessi account che già si seguono su Instagram, oltre a trovare e aggiungere nuovi account da seguire direttamente sull’app Threads. Il feed sarà quindi un mix di post di persone che già si seguono e contenuti nuovi consigliati.

Ma che azioni si possono compiere?

  • è possibile pubblicare un post cliccando sull’icona della matita sul quaderno e allegando anche foto, video o link:
  • seguire altri account e menzionarli in post, mentre per inviare messaggi privati si usa la messaggistica di Instagram;
  • sui post di altre persone si può mettere like, ripubblicare, commentare o condividere tramite messaggio dm.

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Perché usare Threads?

Threads è una piattaforma recente e ha una funzione molto interessante perché ti permette di farti trovare e seguire con un solo clic dalla tua community di Instagram.

Ma non solo: anche la varietà dei contenuti da condividere come testi brevi, link, audio, sondaggi, foto e video permette di creare un piano editoriale variegato, intrattenendo e informando la community con contenuti freschi.

Inoltre, com’era per per Twitter e ora per X, si può discutere in merito a tematiche in trend in un determinando momento, con contenuti estemporanei e aggiornamenti brevi.

Come non usare invece Threads se hai l’obiettivo di fare storytelling e branding:

  • non ha senso se lo usi solo per fare dei repost automatici dei contenuti pubblicati su IG;
  • non ha senso se pubblichi solo link autoreferenziali che conducono a siti esterni;
  • non ha senso se pubblichi una volta ogni morte di Papa;
  • non ha senso se lo usi come account privato per commentare Sanremo e basta.

Esempi di musei che usano bene Threads

In questi mesi alcuni musei, in Italia e all’estero, hanno iniziato ad utilizzare Threads integrandolo nella loro social media strategy.

Visto che usarlo come ripostiglio di seconda mano dei contenuti di Instagram non è efficace, è necessario trovare una chiave di racconto che sia di appeal e stimoli il coinvolgimento della community e di potenziali follower.

Guggenheim di Venezia

La biografia con la citazione di Peggy Guggenheim è una chicca: “Io non sono una collezionista. Io sono un museo”.

La gestione dell’account Threads mixa immagini delle persone in visita (creando immedesimazione), contenuti live che si ispirano alle dinamiche che si sviluppano tra le persone e il giardino esterno del museo, sondaggi fresh dedicati ad alcune delle opere d’arte e condivisioni di opere con un copy accattivante che attiva nuove conversazioni con la community.

Intrattenere, ispirare e anche informare in chiave leggera, divertente, umana: la missione del Guggenheim di Venezia su Threads per ora è perfettamente riuscita!

Centre Pompidou

Il Centre Pompidou di Parigi è approdato su Threads e ha dato subito il via ad una serie di contenuti che creano un parallelismo divertente tra alcune opere d’arte della collezione e comportamenti e dinamiche quotidiane, in cui possiamo ritrovarci tutti.

Non mancano sondaggi, contenuti dedicati ai compleanni delle artiste e degli artisti che diventano l’occasione per condividere aneddoti, curiosità sul museo e sulla collezione etc. In questo caso è molto bello vedere come le persone interagiscono attivamente con questi contenuti, lasciando commenti e risposte.

Un museo che parla alle persone delle persone, praticando l’empatia: usare Threads in questo modo è una scelta strategica vincente.

Whitney Museum of American Art

Il Whitney Museum of American Art merita una standing ovation già solo per la biografia scelta, “This is essentially our finsta”, assolutamente geniale.

Anche in questo caso i contenuti sono molto variegati tra sondaggi che stimolano la curiosità delle persone su alcune delle opere esposte, parallelismi tra le opere d’arte e le vicende quotidiane che riguardano tutte e tutti noi, come il back to work o la prima nevicata in città, e alcune informazioni su eventi e attività (sempre con un visual accattivante).

Inserire Threads nella social media strategy di un’istituzione culturale può essere molto stimolante, ma richiede una produzione di contenuti ingente per sviluppare un piano editoriale con varie proposte di foto, video, audio, sondaggi; inoltre ci deve essere il desiderio di sperimentare, portando gli spettatori in un backstage reale, estemporaneo e fresco.

Creare connessioni, stimolare conversazioni, mostrare il lato umano di un’istituzione culturale: la sfida è aperta e noi siamo molto curiose di vedere come evolverà questo social nei prossimi mesi.

Leggi anche: Storytelling culturale, come raccontare una mostra

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